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Come orientarsi in materia di sanificazione ambientale

Riconoscere un servizio professionale tra business illegali e necessità di chiarezza.

È ormai da qualche tempo che il termine sanificazione è entrato a far parte del nostro linguaggio comune.

Meglio tardi che mai, dice chi, come Clean Service, da sempre si è battuta per trasmettere ai propri Clienti un nuovo concetto di pulito che tenga conto, non soltanto del risultato finale, ma anche degli step necessari affinché il pulito possa essere considerato anche sicuro.

Non ci siamo dunque stupiti, che di fronte ad un'emergenza sanitaria di queste dimensioni, non abbia tardato a manifestarsi chi in tutto questo ha fiutato un'opportunità di businness, improvvisandosi sanificatore dell'ultima ora.

Quello che ci preme sottolineare, per i molti che ci chiamano e ci scrivono, è che svolgere un'attività in maniera professionale significa soprattutto prendere coscienza che con la salute non si scherza, che dietro la realizzazione di un prodotto sanificante o di un macchinario ad ozono, ci sono anni di studi di chimici ed ingegneri che non possono certamente essere sostituiti con informazioni vaghe reperite sui social.

Ma come difendersi da questa nuova schiera dei perfetti sanificatori?

Diciamo che il primo punto da cui partire per fare un po' di chiarezza è capire chi, secondo la legge, è abilitato ad effettuare sanificazioni.

Chi sceglie di affidarsi ad un'azienda per la sanificazione prima della riapertura di un locale o di un'attività lo fa perché sceglie la professionalità e l'etica di chi si occupa da sempre di sanificazione, consapevole del fatto che in quel locale i Clienti mangeranno, sceglieranno un abito o dormiranno nel caso ad esempio di un hotel e lo dovranno fare, innanzitutto, in sicurezza.

Sentiamo parlare da settimane di soluzioni miracolose "catturavirus", di sostanze nebulizzate nell'aria e cosparse sulle superfici, ma siamo veramente sicuri che chi promette tali miracoli abbia veramente le conoscenze tecniche e l'esperienza necessaria per affidargli la salute di chi in quei luoghi tornerà a lavorare, a divertirsi o a fare le vacanze?

L'unico faro in grado di orientare la scelta in una materia così complessa e delicata è soltanto, come sempre, la professionalità.

Parlando dei requisiti che un'impresa di pulizie deve possedere per poter esercitare queste attività, la legge è molto chiara e il D.M. Del 7 luglio 1997 n.274, un regolamento di attuazione degli art. 1 e 4 della legge del 25 gennaio 1994 n.82 sulla disciplina delle attività di pulizia, di disinfezione, di disinfestazione, di derattizzazione e di sanificazione prevede espressamente che queste imprese sono tenute a presentare segnalazione certificata di inizio attività al Registro delle Imprese o all'Albo delle imprese artigiane del proprio territorio, dimostrando di avere requisiti ben precisi, non soltanto reputazionali, morali ed economici, ma anche tecnico-professionali, prevedendo all'interno dell'organizzazione aziendale, la presenza di un preposto alla gestione tecnica.

L'emanazione successiva di ulteriori normative in materia (come ad esempio la legge n.40 del 2 aprile 2007, la quale ha stabilito che per le attività di pulizia attività di pulizia e disinfezione sono soggette esclusivamente alla sola dichiarazione di inizio attività (SCIA), e non più all'obbligo del possesso dei requisiti tecnico-organizzativi e del preposto alla gestione tecnica) per le attività di disinfestazione, derattizzazione e sanificazione i requisiti restano invariati, proprio perché si tratta di processi più complessi, con implicazioni sulla salute delle persone e la tutela dell'ambiente, per cui chi esercita tali attività deve conoscere in maniera approfondita la materia.

Non è richiesta, invece, l'applicazione del D.M. 274/97 dove l'attività di pulizia non è svolta come attività imprenditoriale ma come attività in aree di pertinenza propria, con proprio personale.
Dove si ritiene necessario affidare servizi non soltanto di pulizia ma anche di sanificazione ordinaria e straordinaria, sulla base di quanto disposto dalla circolare n.5443 del 22/02/2020 nel caso, ad esempio, di contagio conclamato da virus Covid-19, si dovrà verificare nell'idoneità tecnico-professionale dell'impresa la presenza dei requisiti morali e tecnico-professionali specifici del D.M. 274/97, i cui estremi sono ben visibili, molto semplicemente, nella visura camerale.

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