Il settore turistico e della ristorazione italiano vive una doppia trasformazione: sul fronte fiscale, le agevolazioni sulle mance introdotte nel 2023 e ampliate nel 2025 consolidano la loro operatività; sul fronte tecnologico, il cashless avanza a ritmi sostenuti, ridisegnando il modo in cui lavoratori ed esercenti gestiscono queste somme.
Nuove agevolazioni fiscali per le mance: lo scenario aggiornato
Il percorso normativo sulle mance ha radici nella Legge di Bilancio 2023, che per la prima volta ha introdotto un regime fiscale agevolato per le somme lasciate dai clienti al personale di bar, ristoranti e strutture ricettive. Anziché confluire nel reddito ordinario da lavoro dipendente e subire le aliquote progressive IRPEF — che variano dal 23% al 43% — le mance sono diventate soggette a una imposta sostitutiva flat del 5%, comprensiva delle addizionali regionali e comunali.
La Legge di Bilancio 2025 ha poi ampliato significativamente la portata di questa misura su due fronti: ha alzato la quota di mance detassabili dal 25% al 30% del reddito annuo da lavoro dipendente del beneficiario, e ha innalzato la soglia di accesso al regime agevolato da 50.000 a 75.000 euro di reddito annuo.
Con la Circolare n. 2 del 24 febbraio 2026, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito l’applicazione dell’imposta sostitutiva del 5% anche sugli incrementi retributivi derivanti da rinnovi contrattuali nel settore privato, con soglia di accesso fissata a 33.000 euro di reddito da lavoro dipendente percepito nel 2025. Un segnale che consolida la filosofia della flat tax sostitutiva come strumento strutturale di politica fiscale sul lavoro.
Come funziona l’aliquota agevolata nel 2026
Il meccanismo è rimasto invariato rispetto all’impianto originario, ma con i limiti potenziati dalla manovra 2025. In concreto: un cameriere che nel corso dell’anno percepisce 40.000 euro di reddito da lavoro dipendente può applicare la tassazione agevolata al 5% su un importo di mance fino a 12.000 euro (il 30% di 40.000). Solo l’eccedenza rispetto a questa soglia ricade nella tassazione ordinaria.
L’imposta sostitutiva è applicata direttamente dal sostituto d’imposta, ovvero il datore di lavoro, salvo rinuncia esplicita scritta da parte del dipendente. In tal caso, le mance concorrono normalmente alla formazione del reddito complessivo. Le somme così tassate non entrano nel calcolo del TFR, né dei contributi previdenziali, assistenziali o assicurativi; rimangono tuttavia rilevanti per il riconoscimento di detrazioni e deduzioni fiscali.
| Parametro | Regime ante 2023 | Dal 2023 | Dal 2025 (vigente) |
|---|---|---|---|
| Aliquota sulle mance | IRPEF ordinaria (23–43%) | 5% sostitutiva | 5% sostitutiva |
| Quota massima agevolata | — | 25% del reddito annuo | 30% del reddito annuo |
| Soglia di reddito per l’accesso | — | 50.000 € | 75.000 € |
| Contributi previdenziali | Sì | No | No |
| Incidenza sul TFR | Sì | No | No |
Chi può beneficiarne: platea e lavoratori somministrati
Possono accedere al regime agevolato i lavoratori dipendenti del settore privato impiegati in strutture ricettive e in esercizi di somministrazione di alimenti e bevande — quindi alberghi, hotel, ristoranti, bar, caffetterie — che nell’anno precedente non abbiano superato i 75.000 euro di reddito da lavoro dipendente.
Un chiarimento rilevante è arrivato con la consulenza giuridica n. 7/2025 dell’Agenzia delle Entrate: il regime fiscale agevolato si applica anche ai lavoratori somministrati, cioè ai dipendenti di agenzie esterne impiegati presso strutture ricettive e pubblici esercizi. Si tratta di un’apertura significativa in un settore dove il lavoro in somministrazione è particolarmente diffuso.
Il lavoratore che preferisce il regime ordinario può semplicemente comunicarlo per iscritto al proprio datore di lavoro. In assenza di comunicazione, il sostituto d’imposta applica automaticamente l’aliquota agevolata del 5%.
Mance digitali: il futuro è (quasi) cashless
Parallelamente all’evoluzione normativa, il settore dei pagamenti elettronici sta ridisegnando le abitudini di turisti e consumatori, e con esse anche la gestione pratica delle mance. 518 mld€ è il valore complessivo raggiunto dai pagamenti cashless in Italia nel 2025, pari al 45% dei consumi totali nazionali, secondo l’Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano. Nel 2024 la quota era del 43%, il che indica un’accelerazione costante.
Nel comparto dell’hospitality — bar, hotel e ristorazione — il livello di adozione dei pagamenti digitali raggiunge il 92%, uno dei valori più alti tra tutti i settori analizzati dal Rapporto 2026 della Community Cashless Society di TEHA Group. Il contactless è in crescita dell’11% anno su anno, e smartphone e wearable device sono ormai strumenti di pagamento abituali anche per acquisti di piccolo importo come caffè e colazioni.
Dal 1° gennaio 2026 è entrato in vigore l’obbligo di collegamento tra registratori telematici e POS: una misura che integra certificazione fiscale e pagamenti elettronici in un unico flusso digitale, con trasmissione dei dati in tempo reale all’Agenzia delle Entrate entro fine giornata. Per gli esercenti del settore food & beverage questo cambiamento ha implicazioni anche sulla tracciabilità delle mance ricevute tramite carte e wallet.
Nonostante la crescita, l’Italia resta al 21° posto su 27 nell’Unione Europea per diffusione dei pagamenti digitali secondo il Cashless Society Index 2026, con 181,4 transazioni pro capite all’anno contro una media europea di 246,8. Il divario è ancora significativo, ma la traiettoria è chiara: il mercato dei pagamenti digitali ha superato i 500 miliardi di euro di transato, le transazioni cashless nei punti vendita fisici hanno raggiunto i 406 miliardi, di cui 47 miliardi generati da visitatori stranieri.
Il turismo straniero come motore del cashless
I turisti internazionali — in particolare quelli provenienti da USA, Regno Unito, Canada, Australia e Nuova Zelanda — rappresentano uno dei principali vettori di adozione dei pagamenti digitali in Italia. Questi viaggiatori tendono a non portare contanti locali e si aspettano di poter pagare con carta, smartphone o wallet digitali in qualsiasi contesto, compreso il momento in cui lasciano una mancia.
Wallet come Apple Pay, Google Wallet e Alipay hanno contribuito a rendere il cashless un’esperienza fluida e attesa dal turista internazionale. Le strutture ricettive e i ristoranti che non offrono soluzioni di pagamento digitale rischiano di perdere opportunità commerciali — e, per quel che riguarda le mance, di privare i propri dipendenti di una parte del compenso che si aspettavano di ricevere.
Dal punto di vista normativo, come precisato dalla Legge di Bilancio 2025 e confermato dall’Agenzia delle Entrate, la tassazione agevolata al 5% si applica indipendentemente dalla modalità di pagamento: vale sia per le mance in contanti sia per quelle ricevute tramite strumenti elettronici. Questo elimina qualsiasi incentivo a prediligere il contante e rende il regime neutro rispetto alla forma di pagamento.
Prospettive per il settore
Il quadro che emerge per il 2026 è quello di un settore in rapida maturazione, dove la convergenza tra vantaggi fiscali strutturati e infrastrutture di pagamento sempre più capillari crea le condizioni per una gestione delle mance più trasparente, equa e tracciabile.
Per gli esercenti, la sfida principale rimane quella di dotarsi di sistemi POS e software gestionali in grado di separare correttamente le mance dai ricavi d’esercizio, adempiere agli obblighi di sostituto d’imposta e garantire la corretta esposizione nella Certificazione Unica dei dipendenti. Per i lavoratori, la consapevolezza delle agevolazioni disponibili — e del diritto a rinunciarvi se conveniente — è oggi più che mai un elemento di tutela economica concreta.
In un contesto dove il turismo internazionale continua a crescere e i pagamenti digitali diventano la norma, le mance smettono di essere una variabile informale e intangibile per assumere sempre di più il profilo di un istituto retributivo regolamentato, con tanto di regime fiscale dedicato e tracciabilità garantita dalla tecnologia.






