Mercato del lavoro, anno zero

A ‘Cambiamenti Workfestival’ l’impegno comune per creare nuova occupazione nel mondo del ricettivo alberghiero, secondo le migliori regole. Gli effetti della pandemia e gli appelli alle istituzioni

Cambiamenti Workfestival, manifestazione a carattere sociale, culturale ed economico che mette al centro il lavoro e il benessere di lavoratrici e lavoratori, ha messo in primo piano un tema assai sentito nel comparto alberghiero.

L’evento, svoltosi a Monterosso al Mare, nelle Cinque Terre, ha lanciato un messaggio chiaro: “Persone, lavoro e territorio sono portatori di un benessere interconnesso, e investire sui propri lavoratori, con cura e formazione e senza perdere di vista diritti e doveri, significa investire sulla cura del proprio luogo”.

Nel corso di questa edizione, attraverso convegni, punti di ascolto, open day e laboratori, si è creato un ambiente di informazione e ricerca in vista della stagione estiva, con l’obiettivo di promuovere imprese più intelligenti, più connesse e più sociali a sostegno dell’occupazione.

“Di cambiamenti, negli ultimi due anni, ne abbiamo visti molti – ha ricordato il direttore generale di Federalberghi, Alessandro Nucara, nel proprio intervento –. Il 2019 era stato un anno record per l’economia del turismo, poi è arrivata la pandemia.

Sin dai primi giorni, gli albergatori sono stati impegnati in prima fila, nella gestione dei covid hotel e nella definizione dei protocolli per tutelare ospiti e collaboratori. L’orizzonte si è poi oscurato
nuovamente a causa della guerra in Ucraina, e gli albergatori italiani si sono immediatamente attivati, insieme a Regioni e Prefetture, per collaborare all’accoglienza dei profughi. Ma la pandemia ha prodotto forti effetti anche sul mercato del lavoro.

Da marzo 2020 a oggi l’Inps ha autorizzato oltre un miliardo di ore di cassa integrazione per i dipendenti di alberghi e ristoranti, per una media di 49 milioni di ore al mese”.

L’impatto è stato notevole, colpendo non solo la componente stagionale del mercato, ma causando anche la mancanza del 21% dei dipendenti a tempo indeterminato. “Se si considera che era
previsto il blocco dei licenziamenti – ha proseguito Nucara –, significa che una parte rilevante dei lavoratori del settore ha deciso di dimettersi, ritenendo di non avere più prospettive. Il che fa il paio con la difficoltà di reperire lavoratori quali ficati, che mette a dura prova le imprese del settore”

Va ricordato, inoltre, che, durante questi due anni, la rete degli enti bilaterali ha destinato importanti risorse alle attività di sostegno al reddito dei lavoratori, e che Federalberghi e Confcommercio, insieme alle organizzazioni sindacali, hanno costantemente sollecitato il Governo, il Parlamento e tutte le forze politiche, affinché fossero vicini alle imprese e ai lavoratori del turismo.

“Va riconosciuto che il nostro grido di dolore non è rimasto inascoltato – ha evidenziato il direttore generale di Federalberghi – e che sono state adottate molte misure importanti. Le ultime sono
recenti, con il prolungamento della cassa integrazione, l’esonero Imu, il credito d’imposta sugli affitti, il contenimento dei costi dell’energia, i finanziamenti per la riqualificazione delle strutture ricettive e termali.

Tuttavia, dobbiamo dire che queste misure, che apprezziamo, purtroppo non sono sufficienti, e bisogna fare di più. Cito, ad esempio, la necessità di prorogare la scadenza delle rate dei mutui che le imprese non sono in condizione di onorare”.

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